Quest'opera potrebbe portare come sottotitolo "La sparizione di Amleto". Infatti troviamo il becchino, Yorick, lo stesso Shakespeare riesumato, ma Amleto dov'è? Quest'assenza è segno di una presenza inquietante (una dimenticanza?), come se "L'atto V dell'Amleto" di Fallini fosse freudianamente un "atto mancato". Però possiamo avvicinarci e guardare ad un'altra scala di grandezza; e qui il panorama e la prospettiva cambia del tutto: Amleto è disseminato nel testo, nella scrittura che si fà immagine, nel calligramma che metaforicamente fissa l'immagine simbolo dell'operazione: l'atto di dissotterrare, lo svelamento di ciò che è sotterraneo, l'atto di vedere ciò che è nascosto e che ad uno sguardo superficiale non era visibile. Ad osservare con più attenzione Amleto è ovunque, è dappertutto. Ed è proprio la scrittura lo strumento di questa rivelazione, la matita allegorica di Fallini che disegna scrivendo. A parte i due piccoli oggetti, il teschio di Yorick e il volto di Shakespeare, tutto il resto è scrittura. D'altra parte è proprio Amleto, rivolgendosi ad Orazio. che dice: "We must speak by card", letteralmente "Bisogna parlargli per iscritto". Luca Busi
|
|
|||


